Affrontare la tematica della devianza minorile significa doversi confrontare con un fatto sociale estremamente articolato.
Prima di addentrarci nel tema, sembra doverosa una parentesi su ciò che rappresenta l’età adolescenziale e le implicazioni psicologico-cognitive del minore. L’adolescenza e la giovinezza sono l’età del cambiamento, come indica l’origine latina della parola “adolescere” vale a dire crescere. In breve tempo, si susseguono una rapida crescita fisica, un aumento delle pulsioni sessuali, una definitiva scoperta della propria identità. In contemporanea alle trasformazioni fisiche, sessuali e psicologiche, il giovane deve affrontare numerosi e diversificati impegni sociali che riguardano l’autonomia, i diversi rapporti con il gruppo dei pari e con gli adulti.
È certamente un periodo di rapidi cambiamenti e di grandi scoperte, non semplici di affrontare D’altra parte il giovane, negli anni della pubertà, si era adattato facilmente ai lenti cambiamenti, accompagnati, passo dopo passo, dalle figure affettivamente ed istituzionalmente significative. All’inizio dell’adolescenza, invece, si assiste ad uno scatto di crescita, che va rapidamente a consegnare un “nuovo corpo”, quasi estraneo a se stesso, al quale ci si deve adattare, conoscere, valorizzare, tanto che ogni piccola anomalia, seppur già presente nell’infanzia, assume ora un nuovo e più incisivo significato. Il giovane, inoltre, è esposto alle reazioni degli altri ed è ovvio che non può rimanere insensibile al loro giudizio. L’atteggiamento dei genitori, degli insegnati e degli adulti in genere, al cospetto di quella che potremmo chiamare “l’originalità ad ogni costo” nell’intento di crearsi una propria individualizzazione, è di fondamentale importanza. Analogamente, anche il gruppo è indispensabile: in mezzo a quanti vivono i suoi stessi problemi, l’adolescente “si specchia” e si adegua agli altri, con quei tratti di conformismo che sembrano porsi in netta polarizzazione con il suo desiderio di essere originale. Solo in questo modo si sente meno isolato, più protetto e difeso. Tuttavia per alcuni la situazione può presentarsi in termini più complessi. Per coloro che non hanno superato i precedenti conflitti infantili, per quelli che si sono sentiti rifiutati o non accettati, per quelli che hanno vissuto in una povertà affettiva e in una marginalità sociale, i problemi dell’adolescenza divengono insopportabili e allora l’unico rifugio è la chiusura in sé stessi o lo sfociare in manifestazioni più marcatamente psicopatologiche e/o comportamenti antisociali.
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