È una società nuova quella dei nostri giorni, una società 2.0, di autocura e autodiagnosi. Una società nella quale stereotipi e pregiudizi la fanno da padrone, soprattutto per quanto riguarda la bellezza esteriore. Oggi, infatti, un corpo viene definito “bello” solo quando è in grado di indossare taglie strette e vestiti all’ultima moda.

Tutto ciò comporta delle conseguenze: per apparire belli, bisogna essere in linea e seguire diete, il più delle volte reperite sui siti internet o da personaggi famosi che promuovono la loro “dieta salutare”. Diete strane, accompagnate da integratori e pseudo-farmaci che garantiscono ottimi risultati in poco tempo. Diete che provengono da ogni parte del mondo e che, attraverso pochi passaggi possono essere reperite e disponibili a tutti, senza essere calibrate sulla persona, senza particolari visite mediche…senza essere prescritte da specialisti del settore.

Da sempre, l’appagamento e la soddisfazione per il proprio corpo sono argomenti trattati e considerati quasi “un’ossessione”. In principio, ciò era visibile principalmente nel sesso femminile.

Oggi, invece, sembra che anche il mondo maschile abbia adottato queste sfumature, ma in modo differente: la mancanza di appagamento per i maschi si concentra su una mancanza o carenza di muscoli o fisicità poco definita. Nelle donne si concentra sulla magrezza o sull’eliminazione della massa grassa. Infatti, per questi ed altri motivo, i disturbi alimentari come la Bulimia, l’Anoressia, il Vomiting e il Binge Eating colpiscono soprattutto la popolazione femminile, anche se non mancano eccezioni significative.

I disturbi del comportamento alimentare sono descritti come patologie caratterizzate da alterazioni delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione riguardo la propria immagine, in particolare al peso e alle forme del corpo. Disturbi di questo tipo si sviluppano principalmente durante l’adolescenza e colpiscono solitamente il sesso femminile. Comportamenti tipici di una persona che soffre di disturbi dell’alimentazione possono essere:

  • Digiuno
  • Restrizione dell’alimentazione
  • Vomito autoindotto
  • Intensa attività fisica finalizzata alla perdita di peso
  • Frequenti e inappropriate condotte di compensazione

Alla base di tali disturbi ci sono una serie di fattori scatenanti che portano la persona ad illudersi di poter spostare sul cibo il controllo che si pensa di non avere sulla propria vita. Molto spesso, ci si sente eccessivamente preoccupati del giudizio altrui, condizionato il più delle volte dall’incapacità di stabilire rapporti sociali e personali significativi. Disturbi di questo genere possono manifestarsi anche in seguito a situazioni di forte stress o traumi, iniziando molto spesso con una dieta, così facendo, la persona percepisce il pieno controllo della sua vita, aumentando anche il suo senso di autostima.

Secondo il DSM-V, le tipologie di DCA sono:

  1.  Anoressia nervosa: per anoressia nervosa si intende il rifiuto del cibo con significativa perdita di peso e paura ossessiva di ingrassare; le persone che soffrono di questo tipo di disturbo hanno una paura ossessiva di prendere peso, guidate da una percezione distorta della propria immagine corporea. In questo modo, limitando in modo drastico la quantità di cibo che assumono seguendo sempre diete ferree, esercizi fisici impegnativi e, addirittura, digiuni. La persona anoressica ha un peso notevolmente al di sotto del livello minimo stabilito. Chi soffre di anoressia molto spesso convive con altri disturbi come ansia, depressione e abusi di sostanze. L’anoressia nervosa è, fra i disturbi alimentari, quello con più alta percentuale di mortalità. L’anoressia è un disturbo che si presenta in maniera graduale: la persona all’inizio non pensa di avere un problema, sentendosi meglio quando inizia a perdere peso. La situazione inizia a farsi più seria quando la perdita di peso è eccessiva e comporta un cambiamento significativo nel fisico della persona.
  2. Bulimia nervosa: questa è caratterizzata da abbuffate seguite da comportamenti di compensazione, come il vomito. Le abbuffate e le concomitanti azioni di compensazione sono eseguite di solito in segreto, quando non ci si trova insieme a persone. Ciò genera mancanza totale di controllo e sentimenti di colpa, tristezza e vergogna. Le persone bulimiche temono in maniera ossessiva l’aumento di peso, sviluppando conseguentemente forti depressioni collegate alle forme fisiche e al peso del loro corpo. La bulimia può addirittura portare a sviluppare problemi anche a livelli fisici e gastro-intestinali, come disidratazione, scompensi cardiaci e renali.
  3. Binge Eating: sono maggiormente episodi di abbuffate compulsive che portano ad un importante incremento del peso corporeo. Gli individui che soffrono di disturbi di questo genere non riescono a mantenere il controllo sul cibo, ma al contrario sfogano i loro stati di preoccupazione e di ansia sul cibo, evitando allo stesso tempo comportamenti compensativi. A lungo andare, tali individui possono diventare obesi e possono sviluppare patologie come le malattie cardiovascolari collegate al sovrappeso. Come per chi soffre di bulimia, gli episodi di abbuffate compulsive si svolgono in segreto, seguite da grandi sensi di colpa e disprezzo verso se stessi.

Inoltre, ritroviamo anche il disturbo evitante-restrittivo dell’assunzione di cibo, disturbo della nutrizione e dell’alimentazione con altra specificazione, disturbo della nutrizione o dell’alimentazione non altrimenti specificato. Oltre a questi disturbi, è opportuno riportare una problematica sempre più diffusa che è la sindrome da vomito o Vomiting, la quale, originariamente associata ad anoressia o bulimia, in seguito si trasforma da tentata soluzione circa la perdita di peso a compulsione, che trova piacere nell’atto stesso di vomitare. Il vomiting, ovvero la sindrome da vomito autoindotto, nonostante utilizzato, inizialmente come modalità di rimedio alla sostanziosa assunzione di cibo, necessita di un trattamento ad hoc soprattutto quando diventa problematica indipendente dalla motivazione primaria. La persona con sindrome da vomito, infatti, prova piacere nell’atto stesso di vomitare e questo piacere porta ad una manovra strategica differente dalle altre problematiche precedentemente espresse.

I DCA, se non trattati con i tempi e con i modi adeguati, rischiano di diventare permanenti e compromettere seriamente la salute fisica, emotiva e psichica della persona. Al giorno d’oggi questi disturbi sono un vero e proprio problema di salute pubblica, poiché sia per anoressia che per bulimia c’è stato – oltre che un boom di casi – un progressivo abbassamento della soglia di insorge. Un esordio in età così precoce, infatti, può comportare nel corso del tempo rischi ancora più gravi dell’aspetto corporeo e problematiche di salute e benessere psicologico. Secondo le stime ufficiali (Rapporto Istisan n.13/6 Disturbi del comportamento alimentare (DCA) negli adolescenti e nei giovani adulti) il 95.9% delle persone che soffrono di disturbi alimentari restano le donne. L’incidenza dell’anoressia nervosa è di almeno 8 nuovi casi per 100mila persone in un anno tra le donne, mentre per gli uomini è compresa fra 0,02 e 1,4 nuovi casi.
Invece, per quanto riguarda la bulimia ogni anno si registrano 12 nuovi casi per 100mila persone tra le donne e circa 0,8 nuovi casi tra gli uomini.

La Terapia Breve Strategica nei disturbi alimentari

Un modello terapeutico, efficace ed efficiente nella risoluzione di problematiche connesse ai disturbi alimentari è la Terapia Breve Strategica, che si pone come obiettivo principale di analizzare con il paziente quelle che sono le caratteristiche del disturbo e la sua insorgenza, individuare le tentate soluzioni messe in atto per risolvere il problema e sostituire questi comportamenti e soluzioni disfunzionali con comportamenti e soluzioni nuovi e più funzionali.

Come abbiamo visto in precedenza, i disturbi del comportamento alimentare si manifestano per diverse ragioni, non vi è una motivazione unica ed univoca ma diverse che si incontrano e si realizzano nella problematiche. Per esempio, nell’anoressia, si osserva che in alcuni casi il disturbo insorge a seguito di una dieta dimagrante, solitamente non prescritta da specialisti del settore. Di fatto però, il calo di peso corporeo “evidente” raggiunto, diviene un’ossessione che porta la persona ad arrivare al di sotto del peso forma e di conseguenza a distorcerne la percezione dello stesso, paradossalmente, la sua percezione allo specchio, restituisce un immagine alterata di sé (grossa, grassa, gonfia ecc.), piuttosto che la vera immagine di esagerata ed eccessiva magrezza.

Vi è un altro aspetto che comunemente si riscontro in casi di questo genere. I familiari, “lecitamente” allarmati da questo stato di magrezza e notando gli inusuali atteggiamenti propedeutici alle condotte di compensazione, invitano, esortano, spingono a mangiare. Di fatto, questo meccanismo, non elimina il problema, piuttosto lo mantiene. Come si può notare da queste poche righe, sia nell’anoressia che nella bulimia, le persone più vicine, spingono nella direzione contraria a quella della persona che soffre del problema, se non mangia invitano a mangiare (anoressia), se mangia troppo, in modo smodato (bulimia) invitano a limitarsi (Tengo a sottolineare che questa è la normalità, la soluzione che chiunque di noi attuerebbe in una condizione di questo tipo).

Mentre, nel binge eating, la famiglia cerca di collocarsi nella direzione contraria a quella della persona, invogliando a mangiare nei periodi di digiuno e controllante nei periodi di abbuffate, risultando così altrettanto ambivalente.

Entrando nell’ottica del trattamento dei disturbi del comportamento alimentare, precedentemente differenziati ed articolati, vediamo come la Terapia Breve Strategica, si orienta all’utilizzo di particolari manovre terapeutiche che utilizzano la stessa logica del problema del paziente. In questo modo, disinnesca il circolo vizioso del disturbo e attribuisce allo stesso una diversa consapevolezza fino alla totale risoluzione del problema e questo, avviene in tempi relativamente brevi.

Il cambiamento, non avviene sul versante cognitivo ma avviene a livello percettivo, poiché qualsivoglia cambiamento per essere rapido ed efficace deve prima di tutto produrre un’esperienza concreta di cambiamento percettivo-emotivo nella persona e, solo successivamente essere sottoposto a riflessione cognitiva.

Questa modalità di cambiamento, avviene attraverso il dialogo e l’utilizzo del problemsolving Strategico, che è alla base della terapia. Questo metodo è guidato da logiche apparentemente semplici per risolvere problemi complessi, utilizzando tecniche raffinate e ben articolate, semplici e costruite a misura del paziente.

Questo nuovo modo di percepire e agire, porterà a cambiare le precedenti modalità disfunzionali, sostituendole con altre modalità diverse e funzionali.

 

Bibliografia

  1. McCabe e Ricciarelli. Influenza dei media, autostima e insoddisfazione corporea in un gruppo di preadolescenti maschi e femmine.
  2. Petruccelli, F., Verrastro, V. (2012). La relazione d’aiuto nella psicoterapia strategica. Franco Angeli.
  3. Nardone, G., (2013). Al di là dell’amore e dell’odio per il cibo. Biblioteca Univ. Rizzoli.

Si ringrazia Veronica Pacifici per la sua gentile collaborazione

Categorie: Articoli

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