Non tutti gli assassini sono seriali; non tutti i seriali uccidono da soli. Secondo la definizione proposta dall’FBI, “l’omicida seriale è colui il quale commette tre o più omicidi, in tre o più località distinte, intervallati da un periodo di raffreddamento emozionale”. L’organizzazione della personalità ad espressione psicopatica oltre che a innestare condotte criminali, ha orientato anche la cosiddetta “Follia a due”. Questo concetto, introdotto per la prima volta nel 1800, se da un lato richiama il tema della relazione tra il carnefice e la sua vittima primaria, dall’altro evoca la complessa tematica dell’incontro tra la personalità dell’incube e del succube, che spesso aleggia nelle coppie criminali. Il confronto tra tecniche di risocializzazione e carcere condurranno poi il lettore a riflettere sui possibili percorsi volti alla riabilitazione dell’omicida seriale.

Facendo riferimento alla classificazione fornita dal Crime Classification Manual (2008), manuale di riferimento per lo studio del crimine violento, si intende per omicidio l’appropriazione illegittima della vita di una persona; esso può essere legato a diversi contesti: il potere, il guadagno personale, l’aggressività ed il sesso.

L’omicidio può avere una o più vittime e, in questo secondo caso, possiamo distinguere:

– mass murder, letteralmente “omicidio di massa”, indica l’uccisione di tre o più vittime in un’unica scena del crimine; quest’ultima può essere una strada aperta, un edificio, una casa, una scuola ecc.;

– spree killer, letteralmente “omicida compulsivo”, fa riferimento all’uccisione di tre o più persone in luoghi e tempi diversi senza che vi sia un cooling-off period, ossia un periodo di raffreddamento emozionale in cui l’omicida torna al suo stile di vita originario; gli assassini compulsivi sembrano scegliere casualmente le loro vittime e ciò che li distingue dalla categoria successiva, quella dei killer seriali, è l’assenza del raffreddamento emozionale. Solitamente agiscono in un breve arco di tempo, sono delle “macchine assassine” che agiscono fino al momento in cui non vengono catturati oppure si costituiscono; sovente accade che si lascino uccidere durante operazioni di polizia dagli agenti (conosciuto come “suicidio per mano di un poliziotto”);

– serial killer, letteralmente “omicida seriale”, indica un individuo che pone in essere due o più azioni omicidiarie, separate tra loro, oppure che influenza psicologicamente un’altra persona conducendola a compiere tali azioni al suo posto. Caratteristica necessaria per parlare di assassino seriale è la presenza di una “chiara volontà di uccidere ripetutamente” (Mastronardi, De Luca, 2013, p. 50) a prescindere che l’esito del crimine sia effettivamente la morte.

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