Il gioco d’azzardo patologico in Italia
Il gioco d’azzardo patologico, in Italia, (GAP) rappresenta la terza impresa Nazionale dopo Eni e Fiat, con cifre che oscillano tra gli 86/90 miliardi di euro annui. Cifre che, nostro malgrado, sono costrette ad aumentare.I giocatori d’azzardo patologici sono più di 800mila, mentre i soggetti a rischio sono oltre 2milioni.
Ogni persona gioca una cifra media di 1.300 euro, che se moltiplicata per i soggetti patologici o a rischio, rappresenta il 4% del Prodotto Interno Lordo (PIL) nazionale.
Ma cosa può accadere ad un giocatore che ha ormai perso la bussola, l’orientamento? Sappiamo da diversi studi, che alcuni di loro si giocano la famiglia, gli affetti, il lavoro. Alcuni si giocano la libertà, altri ancora si giocano la vita, che è una soltanto. Perdere la libertà non vuol dire unicamente divenire “schiavi del gioco”, come lo stesso termine Addictus (schiavo per debiti) ci indica, facendo riferimento ad un’istituzione giuridica del diritto romano arcaico ove in sede di manus iniectio (imposizione della mano), un debitore insolvente a seguito dell’assegnazione del magistrato “cade nelle mani” del proprio creditore. Quest’ultimo aveva facoltà di tenere il debitore in catene nel suo carcere privato o di venderlo come schiavo trans Tiberim oltre il Tevere o fuori le mura della città.
Altra figura importante era il nexus, colui che si consegnava volontariamente al creditore prestando favori e servigi per riscattare il debito.
Oggi potremmo proiettare il nexus in una società ben diversa da quella dell’arcaico diritto romano, considerando il giocatore d’azzardo patologico, come colui che resosi schiavo per debito, paga commettendo azioni illegali, alcune volte consegnandosi alla malavita organizzata e di lì a poco trovarsi privo di libertà nelle fredde mura carcerarie.
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