In questo articolo si affronterà una particolare tematica che oggi più che mai risulta essere di fondamentale importanza per il benessere psicofisico della persona. La psicologia ambientale è il campo della psicologia che indaga le relazione dell’individuo con l’ambiente fisico. La sua origine è da collocare alla fine degli anni Sessanta, per il confluire di interessi maturati sia all’interno che all’esterno della psicologia: all’interno della psicologia, diversi studi hanno portato in evidenza le caratteristiche fisico-spaziali dell’ambiente in cui il comportamento si manifesta; oltre all’influenza esercitata in questo senso dagli studi etologici, vanno ricordate le ricerche di E.T. Hall e R. Sommer (1958, 1963, 1966,) sul comportamento spaziale umano e sul concetto di “spazio personale”, e gli studi di “psicologia ecologica” che R.G. Barker e collaboratori (1990) condussero seguendo le teorie di Lewin sulla ricerca-intervento. Tuttavia, la psicologia ambientale è nata e si è sviluppata rapidamente grazie al crescente interesse da parte delle “scienze ambientali”, quali le discipline scientifiche della progettazione ambientale (urbanistica, architettura, design) e quelle dei processi ambientali (geografia, ecologia), nei confronti delle scienze umanistiche, in particolare la psicologia, andando a sottolineare l’importanza della “variabile umana” nei processi ambientali.
La psicologia ambientale, quindi, studia le interazioni tra l’ambiente che circonda la persona e l’influenza sul suo assetto psicologico, biologico e fisico; questa disciplina si occupa degli effetti che le caratteristiche di un determinato luogo hanno sul comportamento umano. Tale articolo ha lo scopo di mettere in evidenza come l’essere umano non è solo corpo e, di conseguenza, come il nostro stato mentale possa essere condizionato dall’ambiente, nello specifico, le interazioni tra il comfort termico e il microclima; tali aspetti verranno esaminati in riferimento al periodo dell’età evolutiva. La maggior parte della popolazione, in particolare i bambini, trascorrono molto del loro tempo all’interno di edifici chiusi, quali scuole, palestra, centri ludico-ricreativi, lamentando spesso disagi riferibili agli aspetti microclimatici dei locali ove svolgono la propria attività.
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