Sempre più spesso sentiamo parlare di: ansia, panico, fobia e ipocondria, in alcuni casi anche con modalità improprie, abusando di questi termini o, espressi secondo autodiagnosi il più delle volte riscontrate sul web.
Cominciamo con il vedere che, ansia e paura sono emozioni che, sono connaturate nell’essere umano e che da sempre ci hanno accompagnato nel corso dell’evoluzione. Infatti, è utile sapere che l’ansia può essere buona: quando non supera un elevata soglia di intensità, in quanto, l’ansia ci permette di rimanere in allerta e vigili, aiutandoci in diverse situazioni e nella quotidianità; quindi da una parte svolge una funzione protettiva e di adattamento nell’affrontare certe situazioni difficili e dall’altra svolge una funzione attivante, che ci spinge a migliorare la nostra prestazione, fornendo la concentrazione e la tensione necessarie per affrontare una determinata situazione.
La stessa parola, di derivazione latina, “anxius” che significa affannoso, inquieto e la radice di questo termine è quella del verbo latino “angere” che vuol dire stringere, soffocare.
Chi soffre di questa problematica, vive in una costante condizione di tensione che si manifesta con timore, apprensione e inquietezza, il più delle volte, sono accompagnati da alterazioni fisiologiche quali tremori, palpitazioni, difficoltà respiratoria, stanchezza e senso di affaticamento, intensa sudorazione ecc.
La frequenza con cui questa emozione si manifesta nelle persone, e la sua diffusa presenza in una serie di disturbi emotivi, la rende una condizione affettiva di estremo interesse. Inoltre, L’ansia, il panico, la fobia e ipocondria, oltre alle classiche manifestazioni prima descritte, può incanalarsi in disturbi o problematiche psicosomatiche e, secondo i dettami del DSM V sono inseriti nella classe dei sintomi somatici e disturbi correlati.
Da anni, ormai, la Psicologia Clinica si è interessate a Disturbi di questo tipo, ricercando in maniera tecnica ed accurata, quelle particolari connessioni che passano tra disturbi corporei o delle sue manifestazioni e, problematiche psichiche. Di fatto, è un aspetto della patologia che si colloca a metà strada tra la medicina e la psicologia e indaga la relazione tra mente e corpo e come le nostre emozioni possano incidere negativamente sul di esso.
In alcune casi, la sintomatologia può essere specifica in altri meno specifica e, per tale motivo può essere sottovalutata e di conseguenza interpretata come il normale risultato di sensazioni corporea o normali disagi che non comportano particolari disfunzioni nella qualità della vitta di che ne soffre. In altri casi, invece, la persona presenta una serie di sintomi somatici e non, ricorrenti e stressanti che il più delle volte sono alquanto fastidiosi e disfunzionali alla persona e alla sua qualità di vita. In altre situazioni può manifestarsi un unico sintomo che viene collocato dalla persona ad un doloro strano ed inspiegabile, anche post-visita medica e, così, si sperimenta la sofferenza legata a problematiche psicosomatiche.
Pensiero scientifico e comune è il principio della connessione che intercorre tra un disturbo e la sua causa d’origine psichica, si colloca ad una visione olistica o bio – psico – sociale del corpo umano, con la cognizione che mente e corpo sono intrinsecamente legati in una unità psicofisica e imprescindibile.
Da oltre cinquant’anni gli studiosi del settore, hanno approfondito, attraverso la ricerca, diverse tecniche e tecnologie biomediche, con lo scopo di precisare la relazione tra funzionamento psicologico e la secrezione di neurotrasmettitori a livello cerebrale, ormoni da parte del sistema endocrino e il funzionamento del sistema immunitario.
Diverse sono le emozioni che portano malessere, alcune sono reali, altre percepite senza motivo, ma la nostra mente le legge sempre come concrete e veritiere.
Tra queste emozioni negative, ritroviamo le preoccupazioni costanti, pensieri angosciosi, rabbia e risentimento, il rimpianto, la paura, la vergogna, il senso di impotenza ecc. Tutte queste emozioni, se vissute in modo ricorrente o ossessivo, mantengono il sistema nervoso autonomo in uno stato di eccitazione continua che dirompe in una disfunzione dell’ omeostasi e di conseguenza porta il nostro corpo a costante condizione di continua allerta, molto più di quanto lo stesso organismo può supportare e sopportare.
La persona, può riportare sintomatologie di vario genere e tipo, da tremore, insonnia, dolori o tensioni muscolari, senso di svenimento o giramenti di testa, sudorazione, mancanza di attenzione, perdita di concentrazione, palpitazioni, dolori intercostali e senso di soffocamento.
Diversi sono gli strumenti che possono essere utilizzati, dalla psicologia e della psicoterapia.
Uno di questi è sicuramente l’Ipnosi che, in questo tipo di disturbi può essere di grande aiuto. Tramite il processo ipnotico, si può beneficiare di un rilassamento guidato, il conduttore fornisce particolari stimoli e rievoca particolari sensazioni che porteranno il paziente a sciogliere le proprie resistenze e, cortocircuitare ed interrompere quei processi disfunzionali e di difesa legati alla coscienza. In questo modo, cominciano ad emergere pensieri nuovi e funzionali che erano già presenti ma mai rievocati o espressi in azioni, emergeranno associazioni che permetteranno al paziente di dirigersi nella giusta direzione in linea con i suoi bisogni per trovare le giuste soluzioni.
Un processo in cui si rimane in uno stato naturale di coscienza dove la persona ha un ruolo attivo che gli permette di riscoprire le proprie risorse e le proprie potenzialità e di poterne finalmente usufruire, così da riuscire a trovare la giusta strada per superare comodamente il proprio disagio.
Si Ringrazia Veronica Pacifici per la sua collaborazione
Sitografia
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